Non solo America. L’avventura del western in Italia nel XX secolo.

L’AVVENTURA DEL WESTERN IN ITALIA NEL SECOLO XX
UN REGESTO GENERALE DEL WESTERN LETTERARIO APPARSO IN ITALIA NEL SECOLO XX CON CENTINAIA DI ILLUSTRAZIONI IN BIANCO E NERO E A COLORI (JACONO)

Bibliografia del genere Western: quasi tremila opere di centosettanta editori diversi; schede delle più importanti riviste del genere apparse in Italia tra gli anni 40/50 ; il western ispanico; riscoperta di Franco Baglioni un”gigante ” del Genere;

Scritti ed interventi di Tiziano Agnelli, Gianni Brunoro, Alessandra Calanchi, Alfredo Castelli, Mariangela Cerrino, Giulio G.Cuccolini, Renato Rizzo, Edgardo Rodia.

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Saverio Acca – Portfolio Guareschi

Sei serigrafie (con cartella contenitrice in cartoncino) che riproducono 16 disegni di Giovannino Guareschi per Le 99 disgrazie di Saverio Acca, un romanzo scritto da Mario Puccini. Si tratta dei primi disegni pubblicati da Guareschi, che poi si sarebbe affermato come grande romanziere e vignettista. Ogni portfolio è autenticato dagli Eredi Guareschi e da un membro della Fondazione.
Stampato nel 2005 presso la SERITAMP di Osimo.
Tiratura: 125 esemplari, di cui 20 con numerazione romana, destinati agli Eredi e ai componenti della Fondazione; 100 con numerazione araba e 5 prove di stampa.
6 tavole, 35 x 50 cm, carta di pregio.

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Gli illustratori di Urania. Karel Thole, pittore di fantascienza

Dopo aver affrontato l’origine dell’illustrazione fantascientifica in Italia con Gli illustratori di Urania – Caesar & Jacono, la Fondazione Rosellini festeggia i 60 anni della rivista principe della fantascienza italiana dedicando un sontuoso volume, di grande formato, all’illustratore che diede l’impronta più longeva e personale al periodico, Karel Thole. Il libro raccoglie tutte le copertine realizzate dal grande autore (quasi mille) più quelle per i Millemondi, per I Classici di Urania, per Urania Blu e per Doc Savage, arricchite dalla riproduzione in formato quasi 1:1 di decine di copertine riprodotte direttamente dagli originali. È quindi possibile analizzare il lavoro originale dell’autore e confrontarlo con la versione pubblicata, verificando modifiche e correzioni redazionali, ma anche “leggendo” l’opera praticamente tratto per tratto.

L’opera di Thole è corredata di precise e puntuali disamine opera di Fruttero e Lucentini – a lungo direttori della rivista, Giuseppe Festino – noto illustratore con decennale carriera alle spalle –, Giulio Cuccolini e Gianni Brunoro, notissimi critici nei campi di illustrazione e fumetto, Giuseppe Lippi – attuale direttore editoriale di Urania – e completata con la riproduzione di una rarissima intervista allo stesso autore.

Grazie alla qualità degli interventi e della riproduzione il libro si propone come un’opera fondamentale per la conoscenza di uno dei più grandi illustratori del XX° secolo, ma anche come un tassello indispensabile per gli amanti e gli storici di uno dei generi letterari più amati: la fantascienza.

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Salgari, salgariani e falsi Salgari

Si tratta di un libro che affronta aspetti dell’opera salgariana finora poco o mai analizzati, di cui occorre mettere in evidenza come le varie sezioni siano corredate da centinaia di illustrazioni che esemplificano i contenuti. Ogni sezione è accompagnata da un ricco apparato iconografico – illustrazioni interne e copertine – che partono dagli inizi, fine ‘800/inizio ‘900, tratte da pubblicazioni oggi rare o rarissime.

Tra le parti più importanti va segnalato il saggio di grande respiro che per la prima volta propone il tema del confronto tra i cicli dell’opera salgariana e i lavori dei “continuatori” e dei “pirati” che, a titolo più o meno legittimo, proseguirono il lavoro dello scrittore veronese e non manca nemmeno un’analisi che ricollega la scrittura salgariana, volutamente “popolare”, con la letteratura “alta”.

Viene proposta per la prima volta anche la bibliografia completa di Luigi Motta, che per mole e qualità degli scritti fu il principale epigono e continuatore di Salgari.

Un’altra sezione del libro propone un’analisi della illustrazione salgariana incentrata sui grandi autori che furono artefici del rilancio dei personaggi salgariani nel periodo tra i ’40 e la fine del ’60. Autori come Porcheddu, Molino, Albertarelli, di cui vengono riprodotte, a colori, centinaia di copertine e illustrazioni interne.

Completa il volume un’analisi dell’opera salgariana nei fumetti, corredata della monumentale cronologia che è la più completa prodotta a tutt’oggi, il tutto riccamente illustrato con esempi che coprono il periodo che va dal 1936 al 2010.

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Gli illustratori di Urania. Caesar & Jacono

Il libro presenta tutte le copertine realizzate da Curt Caesar e Carlo Jacono per Urania, la rivista di fantascienza italiana che è probabilmente la più longeva del mondo (esce ininterrottamente da 52 anni), recuperando l’inizio della illustrazione fantascientifica italiana: analisi degli autori e delle tecniche, cronologia dei primi 10 anni di Urania, e un ricco dossier su Caesar, famosissimo anche come fumettista negli ventennio tra i Quaranta e i Sessanta -fu anche il copertinista/illustratore/ fumettista di punta de II Vittorioso- che è oggi dimenticato dai più. Era tutta da inventare, in quel 1952, l’iconografia di fantascienza, così come il relativo genere letterario, che ancora non esisteva! Mentre negli States il nuovo tipo di narrazione godeva di grande successo, soprattutto da parte di un pubblico giovane e più istruito della media, in Italia non esisteva ancora nulla di simile alle riviste dalle rutilanti copertine colorate, piene di mostri alleni, astronavi, panorami stellari e giovani donne piuttosto seducenti. Non è un caso infatti che a inventare il termine (che deriva da quello americano science fiction) fu Giorgio Monicelll, che di Urania fu l’inventore, il curatore, nonché traduttore, redattore…

Nei 10 anni della sua “curatela” (Urania era infatti l’unica rivista di casa Mondadori a non avere una redazione), la rivista ebbe un ruolo determinante nel formare l’immaginario fantastico degli italiani, fino ad allora Influenzato solo dal fumetti (ritenuti però all’epoca diseducativi e riservati ai soli bambini e adolescenti) e dai pochi film -di solito in bianco e nero- provenienti da oltre oceano. Le sue scintillanti copertine aprivano letteralmente porte su altri mondi e altre dimensioni. Nata a imitazione delle magazines americane, Urania ha presentato per 10 anni, oltre alle pregevolissime copertine, anche più di mille illustrazioni interne in bianco e nero, la maggior parte delle quali affidate a Carlo Jacono.

Dal 1952 al 1962 Urania ha proposto agli italiani il meglio dell’illustrazione fantascientifica, con una continuità che costituisce un record per la quantità e la qualità media dei lavori pubblicati. Queste copertine e illustrazioni interne non sono più state viste da oltre mezzo secolo e sono del tutto sconosciute al grande pubblico. È un merito e un privilegio per la Fondazione, riproporle all’attenzione del pubblico di oggi, recuperando un pezzo significati-

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Le radici del noir

Oggi non esiste successo editoriale che non abbia il carisma del giallo che, per di più, ha subito una quasi totale evoluzione verso il noir. Ossia quella particolare corrente basata sulle tematiche “del delitto” nella realtà, non quello inventato, letterario. Risulta dunque interessante, sul piano culturale, rintracciarne le origini.

Ci ha pensato un lettore appassionato e sagace analista quale è Pasquale Pede, in un saggio di grande rigore e forte suggestione. Inizialmente egli ripercorre le origini del giallo, evidenziando come nelle riviste popolari americane degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso si sia andata sviluppando questa corrente “realista”.

Ampia parte del volume approfondisce in vere e proprie brevi monografie i percorsi biografici e le carriere letterarie di tredici tra i più significativi fra gli scrittori del settore, dagli anni ’20 ai ’50, che si possono considerare il periodo d’oro di questo filone. Autori come Hammett, Chandler, Cain, Thompson e altri, ormai rivalutati dalla critica per la loro solida consistenza letteraria.

Il saggio ha inoltre un formidabile apparato di centinaia di immagini (in b/n e a colori) tutte con adeguata ed esauriente didascalia, che documentano visivamente con copertine, illustrazioni, ritratti di autori, tutto ciò che il testo descrive e analizza.

Si tratta dunque di un’opera ad ampio spettro, su un settore nel quale non esisteva finora in Italia una disamina storico-evolutiva così circostanziata.

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Segretissimo Jacono

Non è affatto escluso che, a volte, tocchi alle immagini, piuttosto che alle parole, fare la storia…

Il volume si configura come una precisa metafora bibliografico-visuale di un’intera collana, tale da fare la vera gioia per l’appassionato. È anche un saggio di eccellente funzionalità per lo studioso o per chiunque abbia interessi di vario genere sotto il profilo editoriale.
Nel saggio, un approfondimento è quello riguardante le tecniche esecutive di Jacono e la loro evoluzione nel corso degli anni, specie con l’attenzione rivolta agli strumenti da lui usati e alla documentazione (notevole) da lui evidenziata, ancora più specificamente nel raffigurare una quantità sterminata di differenti tipi di arma.
Un interessante aspetto dell’opera –contenente, come si è detto quasi 1500 riproduzioni- è la compresenza, in molte pagine, della riproduzione in grande del bozzetto originale di una copertina, accanto alla riproduzione della stessa: ciò che permette non solo di apprezzare al meglio i particolari dell’opera illustrativa, ma anche di comprendere come succeda spesso che le necessità del passaggio tipografico penalizzino in parte i pregi della concezione originaria.
In sostanza, dunque, il volume è la stupefacente raccolta di tutte le “figurine” (in dimensione di 6×8 cm) che costituiscono l’intera storia visuale di una collana ampiamente popolare.

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Le novantanove disgrazie di Saverio Acca

Da una “indagine” di Mario Pirani nasce il recupero di questa opera di Mario Puccini mai apparsa in volume dopo la pubblicazione a puntate sul quotidiano L’Ambrosiano nel 1938. Rintracciati presso la Biblioteca Braidense, sotto forma di microfilm, i giornali (mancanti della puntata n.15, reperita presso la Biblioteca Sormani), si è proceduto alla trasposizione su supporto informatico con un controllo continuo e pignolo. Parallelamente alla bellezza del testo che si andava svelando, veniva alla luce anche il fascino delle illustrazioni di Guareschi, vero complemento ed integrazione del romanzo, cui conferiscono un’atmosfera unica.

Questo libro nasce dunque dall’esigenza di (ri)portare sotto gli occhi del pubblico l’ottimo lavoro di due grandi autori che rischiava di essere ingiustamente dimenticato, e rappresenta il recupero di un pezzo della storia culturale nazionale.

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La prigione

Mario PUCCINI nacque a Senigallia il 29.7.1887; il padre, tipografo, era originario della Lucchesia. Visse a Senigallia e ‑ dopo i vent’anni ‑ fra Senigallia e Ancona fino all’anno 1913; da questa data e fino al suo richiamo alle armi (1915) soggiornò piuttosto a lungo a Milano, proseguendo lì l’attività iniziata ad Ancona appena ventenne. Si trattava dell’attività editoriale condotta dalla ” CASA EDITRICE GIOVANNI PUCCINI & FIGLI” fino al 1914 (fra il ’10 ed il ’14 risultano pubblicate dalla Casa alcune decine di libri, molti dei quali per diverse ragioni notevoli); continuata poi da Mario a Milano sotto la sigla sociale dello “STUDIO EDITORIALE LOMBARDO” (PUCCINI‑LINATI‑FACCHI) fino al 1919; naturalmente, per Puccini, con la rilevante interruzione determinata dalla prima guerra mondiale.
Puccini fu al fronte, prima come soldato, poi come ufficiale; prestò servizio al quartier generale di DIAZ; fu anche decorato.
Nel frattempo, addirittura dal 1907, era iniziata pienamente la sua attività e produzione letteraria, per cui la storia personale di Puccini divenne gradualmente soprattutto quella dei suoi libri e, più in generale, quella della sua produzione letteraria e giornalistica, narrativa e saggistica, progressivamente sempre più presente su una miriade di giornali e riviste.
Liquidato lo Studio Editoriale Lombardo, Puccini ‑ che fino a quel momento aveva pubblicato i suoi libri presso le sue stesse edizioni o presso editori minori o minimi ‑, in sodalizio con uno degli scrittori da lui più ammirati, Alfredo PANZINI, trasmigrò sotto le bandiere di Arnoldo MONDADORI, in quegli anni (1920/21) in piena fase espansionistica ed aggregatrice di nuove, illustri firme.
Fu in quell’anno 1920 che Puccini decise irrevocabilmente che sarebbe stato solo scrittore e che solo dalla scrittura avrebbe ricavato il sostentamento suo e della sua famiglia: decisione certo non facile, posto che questa era già di quattro persone e ben presto ve ne sarebbe stata una quinta, l’ultimo figlio Dario, nato nel 1921. La condizione economica della famiglia fu per qua!che anno tutt’altro che tranquillizzante, specie dopo che il sodalizio editoriale con Mondadori cessò, pubblicati appena due libri (ben altrimenti duraturo sarebbe stato invece il sodalizio Mondadori‑ Panzini, che perdurò ben oltre la stessa scomparsa dello scrittore). E di qui in poi le sorti editoriali di Puccini furono sempre assai ondivaghe, spesso ancora caratterizzate da rapporti velocemente esauriti con editori piccoli o piccolissimi.
Ma contemporaneamente Puccini seppe trasformare se stesso, per quanto attiene a pubblicazioni di narrativa e di saggistica su periodici, in una delle più sensazionali machines à écrire che si fossero mai viste: come nota il PIRANI la sua produttività e la sua capacità di far apparire i suoi prodotti sulle più svafiate testate lo collocano, più che sul versante di un intensissimo “artigianato culturale”, addirittura fra i precursori o fra i fondatori di una nascente “industria culturale” ignara ancora del proprio nome. Si consideri che la sola bibliografia generale primaria di Puccini, redatta appunto da Roberto Pirani, conta circa 6000 (seimila) voci!
Ben presto avvenne il trasferimento della famiglia a Roma (la residenza nella capitale era ideale, ovviamente, ai fini di cui sopra), per cui successivamente alle date suindicate i ritorni a Senigallia furono giustappunto solo dei ritorni, più o meno prolungati (soprattutto durante la seconda guerra mondiale, nonché quasi sempre nei periodi estivi ed in special modo dal ’46 al ’53). Ma vi fu frammezzo il ritorno a Roma, fra il ’42 ed il ’45, tragica stagione nell’arco della quale Mario Puccini, che nei confronti del regime pur aveva avuto in precedenza qualche cedimento, tanto vistoso quanto umanamente comprensibile, subì l’arresto, come ostaggio per il figlio Dario, attivo nella resistenza romana, e la carcerazione ad opera della banda Koch: una drammatica esperienza di cui egli, pur tanto facondo, non amava parlare.

 

Nel ’53 si stabilì a Formia, attratto dalla mitezza del clima, più confacente di quello senigalliese alla sua salute.
Si spense a Roma alla fine del 1957; aveva appena finito di correggere le bozze di La terra è di tutti, il romanzo, ambientato in una Fano che tanto somiglia a Senigallia, che è considerato ‑con Dov’è il peccato, col Cola, con questa Prigione, con Ebrei, e con molti racconti ‑ uno dei suoi esiti più alti. Fra quanti lo conobbero lasciò di sé ricordi incancellabili: la capacità di dialogo, l’apertura al nuovo e a! giovani, l’interesse per ogni aspetto dellavita, la leggendaria attitudine all’ascolto, sono questi gli assi portanti di quel tenace ricordo.
Riteniamo utile per il lettore riprodurre l’elenco delle opere di narrativa (romanzi e raccolte di racconti) di Mario Puccini risultanti dalla sez. A della bibliografia generale del Pirani.
È stata operata un’aggiunta: quella del volume sub 12, riscoperto recentemente dal prof. Giovanni RICCIOTTI, inesausto ricercatore di testi rari (il 12 dell’elenco Pirani è così divenuto 12 bis).
La prigione (Casa Editrice CESCHINA) reca in copertina, in bella evidenza, la dizione “Romanzo” e la data 1932. Né l’una né l’altra trovano conferma all’interno del volume, giacché nel frontespizio il Romanzo diventa “Racconto”, mentre nella pagina finale il Racconto risulta “Finito di stampare il 5 ottobre 1931”.
Nulla di sorprendente, né per l’una né per l’altra discordanza: è noto, infatti, che nessuno ha mai trovato un criterio univoco per distinguere il romanzo breve dal racconto lungo; mentre negli anni ’30 non era raro che i libri pubblicati negli ultimi mesi di un anno risultassero in copertina e/o nel frontespizio come appartenenti all’anno successivo. Comunque nella specie l’esattezza del finito di stampare risulta dalla perfetta coerenza con la prima recensione al volume, apparsa sulla “STAMPA” di Torino il 17.11.1931: non v’è dunque dubbio sul fatto che negli ultimi mesi del 1931 ii libro era già pubblicato, distribuito e in circolazione.
Non si può dire che esso abbia avuto una grande accoglienza di critica: qualificata, gi (ROSATI, PIOVENE, BOCELLI, )OVINE, PANNUNZIO, TECCHI ….); ma non amplissima (nell’accuratissima bibliografia secondaria italiana del Pirani risultano non più di 15 recensioni al volume).
Anche il successo di pubblico non dovette essere cospicuo, se è vero, come è certo, che un editore pur disponibile ed attento come il Ceschina, che del pucciniano Ebrei, pubblicato in prima edizione in quello stesso 1931, fece successivamente una seconda ed una terza edizione, non ristampò mai La prigione. Che dunque nei 73 anni trascorsi non è stata mal ristampata: sì che le copie esistenti note del libro oggi non sembrano essere più di una decina, biblioteche pubbliche incluse.
Per quanto riguarda gli studi successivi e le monografie, quella, ancor oggi fondamentale, di Salvatore BATTAGLIA (1967), pur inquadrando con sicurezza La prigione in quel gruppo di opere maggiori che, apparso fra il 1922 e il 1935, insieme ‘formano uno dei nuclei più vitali e compatti della narrativa del nostro tempo”, non la faceva oggetto di una particolare analisi o considerazione.
Anche Francesco DE NICOLA, nel suo meritorio L’alibi dell’ambiguità. Puccini uno scrittore fra le due guerre, Foggia, 1980, dopo aver qualificato La prigione come “romanzo proustiano giocato sulla ricerca nella memoria della qualità morale del protagonista”, si limitava a riferire i giudizi, a loro volta limitativì, espressi dalla critica all’apparire del libro, giustamente riconoscendoli “viziati da una pregiudiziale scarsa disponibilità ad accettare uno scrittore non in cerca di facile presa sul lettore, ma attratto da obiettivi stilistici e tematici complessi”.
Era forse necessario che passassero settant’anni perché Sandro GENOVALI, nel suo Romanzo di Senigallia, restituisse a questo libro il posto che gli competeva e gli compete fra i vertici assoluti della narrativa pucciniana, individuando in esso, con una analisi amplissima e tesissima, l’inequivocabile “tocco dei maestri”.
Il testo non può che essere quello della prima (e fin qui unica) edizione del 1931, fatte salve l’eliminazione dei refusi di assoluta evidenza e la normalizzazione degli accenti.
Da La prigione fu ricavato un film con lo stesso titolo, girato in esterni a Senigallia in piena seconda guerra mondiale (1942); la regia fu di Ferruccio CERIO, che insieme ad Alessandro DE STEFANI e Mino DOLETTI firmò anche la sceneggiatura, sulla quale peraltro esercitò la sua supervisione lo stesso Puccini.
La pellicola sembra oggi introvabile.

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Bibliografia di Mario Puccini

Presentare un’opera come la Bibliografia di Mario Puccini, curata da Roberto Pirani, così vasta e articolata può risultare semplice, basta sottolineare la quantità e la novità dei dati, e complesso e difficile al tempo stesso, perché in tanta abbondanza e profluvie di contributi ci si può anche perdere. Non resta quindi che affidarsi ad alcune considerazioni, non esaustive sicuramente, che permettano però di coglierne gli aspetti significativi e che mostrino come, a saperla leggere, sia possibile trarre indicazioni utilissime non solo dal punto di vista della conoscenza dei materiali, ma anche e soprattutto da quello critico.

La prima cosa che colpisce nel lavoro di Pirani è l’enorme, smisurato, verrebbe voglia quasi di aggiungere incredibile, dilatarsi ed ampliarsi degli scritti pucciniani individuati e descritti. Dalle poche pagine e da appena 81 voci della pur meritoria bibliografia di Pesce, stampata per la prima volta in calce al volume miscellaneo Omaggio a Mario Puccini (1967), si passa alle duecento e più pagine di questa nuova, esaustiva e articolatissima bibliografia. Per certe parti (narrativa, teatro, scritti di viaggio, prefazioni o cure, testi per la scuola e per la gioventù, saggistica), già definite nella precedente, si tratta di aggiunte più che corpose, a volte vere e proprie sezioni dotate di vita autonoma: si pensi solo alle centinaia di racconti o di scritti a carattere saggistico, reperiti su giornali e riviste, e descritti per la prima volta. In altri casi vengono definiti ambiti totalmente nuovi, quali ad esempio “poesia, radiodrammi, traduzioni, epistolario, cinema, bibliografia secondaria italiana e straniera”, fino ad oggi del tutto inesplorati e in alcuni casi sconosciuti. Da qui l’enorme arricchimento, l’accavallarsi dei contributi, dei dati, che da un lato fotografano con precisione millimetrica la produzione pucciniana e dall’altro ne svelano al contempo la vastità e la complessità, riconsegnandoci lo scrittore a tutto tondo, in tutte le sue manifestazioni, anche quelle minori; rivelandoci concretamente modi di operare, tic e manie, abitudini e preferenze, interessi e idiosincrasie. È evidente così che mai, come in questo caso, la quantità si traduce in qualità, capace com’è di per se di aprire nuove vie, nuovi percorsi critici.
Basterebbe da questo punto di vista limitarsi ai “Romanzi e alle Raccolte di racconti”, magari facendoli interagire con i nuovi apporti reperibili nella sezione “Racconti, Brani di memoria e autobiografici, su periodico e in antologia”.
In questo ambito abbiamo innanzi tutto la definitiva soluzione di alcuni problemi bibliografici relativi alle diverse edizioni di una stessa opera. Si pensi per esempio a Cola, di cui, dopo la prima edizione (Vecchioni, 1927), vengono indicate le ristampe e le due redazioni successive, sgombrando il campo da ogni possibile dubbio e dando preziose indicazioni a chi vorrà ripercorrere le varie fasi di scrittura del romanzo. Oppure all’opposto a Viva l’anarchia, che pubblicato in tre diversi momenti, l’ultimo con il titolo Quando non c’era il Duce, non presenta alcun problema di varianti, perché, come capitava all’epoca e spesso con Puccini, non si tratta di tre edizioni diverse, ma semplicemente della ricopertinatura delle copie delle prima edizione rimaste invendute.
Sempre in questa sezione vengono poi individuati e descritti nuovi romanzi, di cui fino a questo momento si ignorava l’esistenza, apparsi a puntate su giornali e riviste e non ripresi poi in volume. È il caso, ad esempio, de L’ultimo degli anarchici, che venne stampato sul “Popolo di Trieste” dal novembre del 1923 all’aprile del 1924 e poi ripresentato, dopo ampia rielaborazione, su “L’Ambrosiano” nel 1938, con il titolo di Le novantanove disgrazie di Saverio Acca. Romanzo umoristico.
In parte simile è anche la vicenda editoriale di Ruggine, pubblicato su “L’Azione” nel 1922, poi col titolo Vortice su “I Diritti della Scuola” fra 1935 e 1936 e infine col titolo Ruggine. Romanzo milanese in “Cultura Moderna” fra 1939 e 1940. Simile perché nel 1924 il romanzo venne stampato in volume, ma solo in traduzione spagnola, dovuta a Rafael Cansino Assens, con il titolo di Herrumbre.
In questa sezione infine un ultimo elemento di novità è dato dalla scoperta e descrizione di testi che, pubblicati su giornale o rivista, permettono di anticipare la stesura di alcune delle opere pucciniane rispetto alla loro data di stampa. È il caso ad esempio di Comici, edito da Ceschina nel 1935, ma in realtà già diffuso a puntate una prima volta col titolo Nomadi nel 1931 su “L’Illustrazione Italiana”. È ancora il caso, forse più significativo del racconto lungo Caratteri e dello stesso Cola.
Il primo, compreso nella raccolta Essere o non essere del 1921, è il racconto da cui, dopo una rielaborazione più che trentennale, Puccini ricaverà quella che per molti è la sua opera più significativa: La terra è di tutti. (Prima vita di Cornelio), apparsa per i tipi della Vallecchi nel 1958. Anche qui un elemento di novità: in realtà lo stesso materiale, in prima redazione, era già stato pubblicato l’anno prima, nel giugno del 1920, con il titolo Socialisti, e questa è già una prima variante significativa, nella collezione “Romantica” dell’editore Vitagliano.
Per Cola, altro romanzo che sicuramente rappresenta una delle prove meglio riuscite e di maggior valore di Puccini, edito in prima edizione nel 1927, si può andare ben più indietro nel tempo. Infatti al materiale già individuato da De Nicola nel suo volume su Puccini (Sensazioni di guerra. Una partenza, in “La Rivista “, 28 febbraio 1918; La casa al fronte in “Secolo XX”, ottobre 1918; Ricordi e di guerra. questi monti di razza nuova, in “II Mondo”, (20 ottobre 1918), si aggiunge ora anche un nuovo scritto: Cinque minuti di Alt, in “La Trincea”, 10 ottobre 1918. Testi ed anticipazioni che dimostrano che a questa altezza Puccini aveva già scritto gran parte del romanzo, se non tutto. Anche qui ovviamente non solo retrodatazione della stesura dell’opera, ma ulteriori varianti da analizzare e da confrontare con quelle delle edizioni successive.
Un settore del tutto nuovo rispetto alla precedente bibliografia e ricchissimo di materiali è, poi, quello dei contributi pubblicati su giornali e riviste, in Italia o all’estero, sia di carattere narrativo che saggistico. Sono scritti a carattere eterogeneo, di valore diseguale, talvolta di scarso impegno e a carattere divulgativo, legati alla sua collaborazione a riviste o giornali di gusto popolare, però redditizi a livello economico. In altri casi si tratta invece di testi più sentiti, rivelatori dei suoi gusti, delle sue preferenze, della sua concezione dell’arte. Nell’insieme comunque estremamente interessanti e capaci di illuminare nella sua poliedricità la sua personalità e di definire, oltre le opere in volume, le tematiche, le idee, i motivi che animano la sua produzione. Solo ora, tanto per fare un esempio delle nuove possibilità offerte dalla moltitudine e varietà di testi rinvenuti e descritti nella presente bibliografia, si potrebbero raccogliere gli articoli in cui Puccini parla degli scrittori marchigiani e in generale dei luoghi delle Marche e riuscire così a chiarire meglio il tema del suo rapporto con la regione e la città natale. Analogo discorso ovviamente si potrebbe fare per tanti altri temi e motivi.
Tutto questo insieme di scritti consente più in generale di ricostruire il mondo e il quadro culturale di un intellettuale-tipo, che fra le due guerre decide di vivere esclusivamente dei suoi libri e delle collaborazione ai giornali. In particolare permette di chiarire meglio i rapporti tra Puccini e il fascismo. Il tema non è nuovo e riguarda un po’ tutti gli scrittori del ventennio, costretti ad oscillare tra l’esigenza di scrivere e pubblicare sotto un regime che ovviamente lasciava poco spazio a chi non si uniformava e la volontà di non tradire se stessi, di mantenersi fedeli alle proprie convinzioni e alle proprie idee sulla letteratura. Ora la bibliografia approntata da Pirani aggiunge tantissimo materiale nuovo, sicuramente indispensabile per mettere meglio a fuoco questa problematica. Fin d’ora, però, almeno un paio di testi fra quelli inventariati permette di cogliere, soprattutto alla metà degli anni trenta, quando il regime sembrava destinato a lunga vita e il consenso era più ampio, un avvicinamento al fascismo maggiore di quanto si potesse credere finora. Si tratta di un romanzo pubblicato sulla rivista “Gente Nostra”, dal settembre del 1937 al marzo del 1938, il cui titolo Credo (Romanzo dell’Era Fascista), è già di per se significativo e della prefazione, apertamente schierata a sostegno del generale Franco, al volume anonimo Testimonianze di tre deputati alle Cortes sulla giustizia del Fronte Popolare spagnolo, stampato sempre nel 1937 a Roma.

Un ultimo settore di grande interesse, perché integra e completa la ricognizione della produzione pucciniana è quello, finora quasi del tutto ignorato, degli scritti sotto pseudonimo, che vanno dai primi anni dell’attività di Puccini fino alla fine. In particolare, oltre ai tanti usati per gli articoli su giornali e riviste, è da segnalare quello di Lazarillo, il solo utilizzato per gli scritti in volume. E’ legato alla collaborazione alla collana “Gli Uomini del Giorno. ..” della casa editrice milanese Modernissima, che, attraverso brevi profili degli uomini e delle donne “di cui maggiormente si parla o si sparla ai dì nostri: letterati, uomini politici, attori, commediografi, musicisti, scienziati, industriali, artisti, giornalisti”, si proponeva di sciogliere in maniera divulgativa ed aneddotica le legittime curiosità del pubblico attorno a ciascuna di queste “personalità”. Opere quindi destinate ad un pubblico non specialistico, a carattere popolare. Puccini pubblicò qui il profilo di Salvator Gotta (1919) e di Giovanni Papini (1920). Forse uscì anche il volume, dato come in corso di stampa, dedicato ad Annie Vivanti, di cui comunque apparve un’anticipazione su “Il Piccolo della Sera”, il 2 novembre 19206. Lazarillo quindi: probabilmente per evitare un’eccessiva sovraesposizione, aggiungendo altri libri a suo nome a quelli pubblicati fra il 1919 e 1920, o per prendere in qualche modo le distanze dalla collaborazione ad una collana divulgativa e troppo popolare. Resta comunque il fatto che qui ci si trova di fronte a testi autenticamente pucciniani, in cui affiora evidente quella che è la caratteristica tipica del suo modo di far critica, cioè la tendenza ad affiancarsi sempre, se non a sovrapporsi, all’autore indagato, dando anche ampio spazio agli elementi aneddotici ed autobiografici.

Volendo concludere queste brevi e sommarie riflessioni si può con sicurezza affermare che la bibliografia approntata dal Dott. Pirani rappresenta un momento decisivo per gli studi pucciniani. Un vero e proprio monumento di cui nessuno studioso potrà fare a meno. Un sicuro punto di partenza, ma anche un viaggio affascinante e godibilissimo in se e per se all’interno di una produzione sterminata capace di offrire sempre nuove e inattese scoperte.

Giovanni Ricciotti

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